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E basta. Chiamiamo le cose con il loro nome. Le parole hanno un significato. Per dirla con Mario Moretti: “le parole sono importanti!”.

Sono stufo di sentir parlarebarrapubblicizzare di rinnovare “il canone di abbonamento alla televisione”.  Dicendo così sembra quasi che sia possibile smettere di pagarlo in qualsiasi momento; io un abbonamento se voglio, se non mi interessa più il servizio, lo disdico quando mi pare, ma sappiamo bene che non è così. Diciamolo a tutti, gridiamolo ai quattro venti: non si tratta di un abbonamento ma di una tassa di proprietà, una tassa sulla “detenzione di uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radio televisive”. Per cui non si parla solo di televisioni ma sì, anche della tua bella scheda video con cui guardi le trasmissioni tv dal tuo pc. Lo è anche il computer stesso che ti permette di vedere le trasmissioni televisive in streaming. Anche lo smart phone che ti permette di vedere il tuo programma televisivo preferito anche se non sei a casa. Proprio così.

E cosa dire della reintroduzione dell’ICI sulla “prima casa” sotto forma di IMU? Si parla sempre di imposta sulla prima casa mentre si dovrebbe parlare di imposta su immobili che non sono abitazione principale. Io sono proprietario di una casa a Milano, non ci abito ma vivo in un appartamento in affitto a Ravenna, presso il quale ho la residenza. Per me quella di Milano è la prima casa, nel senso che non ne possiedo una seconda. Però in tutti questi anni, da quando Berlusconi ha sbandierato l’eliminazione dell’ICI sulla “prima casa”, io ho continuato a dover pagare l’ignobile balzello. Per contro, se una famiglia di quattro persone possiede 4 case e ognuna di queste è intestata e ognuno dei componenti, ognuno dei quali ne mantiene la residenza, si tratterà di quattro “prime case”.

Usare le parole per quello che significano è importante.

Musica per oggi: I Just Wasn’t Made For These Times dei Beach Boys

 

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Sopravvissuto

Ok, rieccomi.

Sono sopravvissuto al mio genetliaco. Agli amici che leggono questo blog comunico che sono ancora vivo. L anni sono tanti, li ho sempre visti come un punto di arrivo, ma adesso che aspetto il prossimo scoglio degli LX, che sono molti di più, mi sento meglio. Scoprendo di essere coetaneo di George Clooney mi sono un pochino sentito fottuto ma, poi, so che sono coetaneo anche di Stefano Belisari e il mio morale si è stabilizzato (se non sai chi è Stefano Belisari non meriti di respirare).

Il tempo per scrivere su questo blog è sempre meno. La nuova attività sta assorbendo energie sia fisiche che mentali. Finendo l’estate forse aumenterà il tempo a disposizione e diminuirà il mio peso corporeo. Spero ti ritornare presto in forma per continuare a tenere traccia dei miei pensieri su questo strumento. Nel frattempo non trattenete il respiro.

Bai

Musica: Creep dei Radiohead (nonostante Vasco Rossi)

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What if?

Ci sono momenti della vita in cui è necessario scegliere, o forse no. A volte si tratta di scelte di poco conto, altre volte dalla scelta dipendono tanti aspetti importanti della tua vita e di quella di altri. Ci sono persone che guidano e persone che si fanno guidare. C’è chi è in grado di prendere decisioni in un secondo e chi non le prenderà mai.

C’è chi pensa che le decisioni dei singoli siano ininfluenti, che tutto sia già stato deciso da un dio, un karma, un pianeta in prima casa. C’è chi pensa di essersi fatto da sè e chi pensa che senza il suo partito, la sua famiglia, i suoi genitori, i suoi amici non sarebbe andato molto lontano.

Ci sono momenti in cui il pensiero va a: “cosa sarebbe successo se…?” Discorso banale? Ragionamento retorico? Probabile. Ciò non toglie che io sia fermamente convinto che tutti prima o poi abbiamo fatto un pensiero del genere. O no?

E se fossi rimasto a Milano? E se come città adottiva invece di Ravenna avessi scelto Livorno? Se quella volta fossi andato a Zurigo coi Le Masque a suonare? Se non avessi lavorato alle Poste? Se avessi fatto finta di niente? Se ci avessi provato con tutte? Se non mi fossi voltato dall’altra parte? Se avessi iniziato a bucarmi come tanti amici hanno fatto? Se non fossi tornato sui miei passi?

C’è chi pensa che guardare al passato non serva a niente, che dobbiamo vivere del presente perchè è il presente che noi viviamo. A me il passato piace. E’ l’unica certezza che ho.

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Fu languore

Oggi, di ritorno da Pavia, sono andato a ritirare due cose. La prima: gli esiti degli esami del sangue che dicono che il mio colesterolo totale, nonostante l’assunzione di statine, si attesta sui 210. La seconda: un pacchetto contenente un bellissimo e, da me, attesissimo CD.

Lascio perdere il colesterolo, che fa tristezza, e scriverò solo del suddetto CD. Si intitola “Fu Languore” ed è dei Le Masque. Chi mi conosce e chi ha avuto la pazienza di leggere la pagina Io di questo blog sa che i Le Masque fanno parte della mia vita. Anche dopo che ho abbandonato il gruppo, mille anni fa, non ci siamo mai persi completamente di vista. Per fortuna a più riprese mi è stato chiesto di collaborare con loro, anche se marginalmente, e ne vado fiero. Nei miei ultimi tempi milanesi io e Edgardo Moia Cellerino (nel 2009 vincitore del Premio Siae/Club Tenco e autore dell’imperdibile romanzo Adria, oltre che autore principale e co-fondatore dei Le Masque) avevamo ripreso a frequentarci più assiduamente e a collaborare su vari fronti; risultato di quella collaborazione fu la pubblicazione di una cover di “Lontano Lontano” di Luigi Tenco sul cd raccolta Colloquio. Si discuteva da tempo di una svolta musicale dei Le Masque, e mi fa piacere poter pensare che quella cover possa essere stato il seme da cui è scaturita l’opera di cui vi sto scrivendo oggi.

Sei brani musicali penetranti, finalmente complessi nella loro semplicità musicale, con le solite poesie di Edgardo ad elevare gli animi. “Finalmente i Le Masque che ho sempre desiderato ascoltare” ho subito pensato dai primi secondi di “Apparizione di Michelangelo”, il brano di apertura.

Citando Edgardo nelle note a margine del cd: “L’uomo di oggi non può misurarsi con l’infinito, al massimo può “salvare con nome” un tramonto strisciando il dito sul portatile gingillo”. Ma le parole non possono sostituirsi all’udito, per questo vi chiedo di cercare questo CD, di ascoltarlo e, nel farlo, di pensare che in Italia la musica pop in quanto arte, alla faccia dei vari ormai stantii Ligabue e Vasco (e ne ho citato due a caso), esiste ancora. Per cui grazie Eddie, grazie Tibo, grazie Carlo, Ausonio e Luigi. Grazie per avermi regalato questa gemma.

In questo momento nel lettore CD: “Spunti per Commedianti” dei Le Masque.

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Sono morto il giorno 8 ottobre

Io sono morto il giorno 8 ottobre 2006.

Alle 23:15 circa di quel giorno il mio muscolo cardiaco non ha retto ad un infarto fulminante, bastardo e purtroppo asintomatico. Una coronaria, occlusa al 95%, ha smesso di irrorare con sangue ossigenato il mio cuore: non so se abbia smesso di funzionare prima il cuore o, a causa sua, il cervello. Ma la sostanza non cambia: io sono morto quella sera. Mia moglie si è resa conto del mio decesso solo al mattino, non vedendomi alzare per andare al lavoro.

Hanno pianto la mia morte la mia consorte, i miei figli, i parenti, i colleghi e gli amici tutti. Il mio funerale è stato come avevo fatto promettere a mia moglie che sarebbe stato: assolutamente civile, niente Chiesa ed estrema unzione, per carità, da buon agnostico fedele alla linea. Durante la processione, che da casa mi ha portato al cimitero di Lambrate a Milano (troppa strada, vero?), è stato diffuso tramite altoparlante il brano musicale che ho sempre desiderato far ascoltare a tutti quelli che mi vogliono bene, e che consiglio di ascoltare a tutti indistintamente: Wrapped in Grey degli XTC.

Il testo della canzone dice, tra l’altro:

“Qualcuno vede il mondo come fosse una pietra,
un blocco di cemento intonacato con un tono di colore sbiadito.
Il tuo cuore è come una grande scatola di colori
e il resto, la tela che ci viene assegnata.
Il tuo cuore è come una grande scatola di colori.
Come profumavano colorati i fiori
nonostante li avessero messi lì alla rinfusa, come una supplica dai lunghi petali,
me lo hanno rivelato, mentre mi chinavo lì.
Svegliatevi, sognatori
alla deriva nei vostri letti,
palloncini e festoni
decorano gli interni delle vostre teste;
per favore lasciatene volare fuori qualcuno.
Non lasciate che uomini incapaci di amare vi usino come merce.
Un mondo avvolto nel grigio.
Qualcuno sopporta questa vita come fosse un peso,
sogni grigi e narcotizzati che hanno il colore dell’ardesia
Il tuo cuore è una grande scatola di colori.”

Il resto del testo lo potete leggere qui.

Sono morto quel giorno, dicevo. Mio figlio, dopo qualche mese, si è come liberato di un peso ed ha iniziato a vivere, si è diplomato e adesso frequenta la facoltà di Ingegneria Informatica. A mia figlia, com’è normale, viene il magone ogni volta che mi pensa, e mi pensa sovente; ha la sua vita da ragazza di pura luce, ha iniziato a frequentare Ragioneria, non fuma e non beve, ed è una bravissima ragazza. Mia moglie, dopo una storia burrascosa con un commercialista, ha trovato un uomo che non la ama, ma che le garantisce la stabilità morale ed economica che io non sono mai riuscito a darle. Ha venduto la casa di via Sordello e adesso abitano tutti assieme in una splendida villetta singola dalle parti di Brugherio. D’inverno vanno a sciare a Borno, d’estate al mare dalla nonna e a giugno tutti partono, tranne mio figlio, per un viaggetto all’estero.

Da qui, dove sono adesso, vedo e sento tutto e spero di riuscire a proteggerli anche se sono lontano. Devo dire che sono molto sereno e felice. L’unico fastidio è la camicia di forza.

Ovvia colonna sonora: Wrapped in Grey degli XTC

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Adotta un QR Code

cit. La domanda non è: chi è. La domanda è: perché? Ultimamente avrete tutti notato (a meno che non viviate in una caverna) che i QR Code, quei quadrati composti di tanti quadratini, normalmente in bianco e nero anzichenò, stanno iniziando a diffondersi anche in Italia: sui giornali, sui manifesti elettorali e pubblicitari, sui flyer.

I QR Code sono conosciuti dagli addetti ai lavori (mica tutti), ma ai più risultano ancora degli oggetti misteriosi (tolti i miei amici che ormai non mi sopportano più).

Ipotizziamo che i più volenterosi (per cui in teoria i più dei suddetti più) notino il quadratino, si informino su cosa sia, riescano a scaricare sul proprio cellulare l’apposito software per leggerlo, lo inquadrino. A questo punto, cosa può succedere? Può succedere che…

… quelli che si trovano sull’innovativo Resto del Carlino li puoi leggere solo, e forse, se il tuo cellulare è dotato dell’ottica di un iPhone; per cui l’eroico volenteroso: prima inizia a fare avanti e indietro col cellulare per inquadrare il “coso” che è illeggibile poi, soprattutto se l’operazione si sta svolgendo in un bar, si stufa di fare la figura dell’imbecille, abbandona l’impresa e si ripromette di disinstallare alla prima occasione l’applicazione di lettura. Che qualcuno per favore dica ai signori del Carlino che i loro QR Code sono stampati troppo piccoli…

…quelli presenti sui manifesti stradali (nella foto) con cui l’innovativo comune di Ravenna invita il cittadino a leggere per raggiungere il sito web dedicato all’utile servizio Rapida siano invece leggibilissimi e anche da una certa distanza. Peccato che il sito non sia ottimizzato per i cellulari; se la tariffa internet del cellulare dell’intrepido volenteroso non è flat e non ha un cellulare touch screen, prima egli impreca per il quasi mezzo mega scaricato solo per raggiungere la home page, poi maledice qualcuno perchè non è in grado in alcun modo di utilizzarlo e infine si ripromette di disinstallare alla prima occasione l’applicazione di lettura. Che qualcuno per favore dica a chi di dovere che esistono ancora i cellulari con i tasti.

Di esempi di questo tipo ce ne sono molti altri, con i quali però non vi tedio, cari amici.

La mia personale riflessione è (non è solo mia, e potete trovare qualcun altro che la pensa nello stesso modo qui): considero questi tentativi ammirevoli. Diffondere le enormi possibilità di marketing, ma anche di utilità pubblica, che la cosiddetta realtà aumentata può dare è un fatto encomiabile. Il grosso rischio è però di sortire l’effetto contrario. Se non si ritiene che questi quadratini siano utili (vedi: anche se non si leggono chi se ne frega, che si comprino uno smart phone), lasciamoli stare.

E’ per questo che ho deciso di adottarne uno. L’ho chiamato Lululela.

Oggi la musica è: Three Imaginary Boys dei The Cure

QR Code ® is registered trademarks of DENSO WAVE INCORPORATED in JAPAN and other countries.

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22 marzo

Caro Tesoro della mia vita, oggi è il nostro anniversario.

Ormai stiamo assieme da un ergastolo e, nonostante le vicissitudini e le avversità della vita, siamo ancora l’uno al fianco dell’altra.

  • Il 22 marzo del 1450 Francesco Sforza si insediò a Milano.
  • Il 22 marzo del 1457 Gutemberg completò la stampa del primo libro.
  • Il 22 marzo del 1622 gli indiani Algonchini uccisero 347 inglesi.
  • Il 22 marzo del 1765 il Parlamento britannico approvò la prima tassa indiretta.
  • Il 22 marzo 1796 prese servizio nello Stato Pontificio il boia Mastro Titta.
  • Il 22 marzo 1809 Carlo XIII diventò re di Svezia.
  • Il 22 marzo 1831 fu istituita la Legione Straniera (ricordi a Nizza?).
  • Il 22 marzo 1841 fu brevettato l’amido di mais.
  • Il 22 marzo 1848 a Milano le truppe austriache furono messe in fuga al termine delle cosiddette 5 giornate (ebbene sì, il Corso a Milano non è dedicato a noi).
  • Il 22 marzo del 1888 nacque la Lega Calcio inglese.
  • Il 22 marzo del 1890 terminò l’eruzione all’isola di Vulcano.
  • Il 22 marzo del 1895 fu proiettato il primo film dei fratelli Lumière.
  • Il 22 marzo del 1909 fu inaugurata la linea ferroviaria per il porto di Desenzano.
  • Il 22 marzo del 1939 Hitler fece occupare il distretto di Memel.
  • Il 22 marzo del 1945 nacque la Lega Araba.
  • Il 22 marzo del 1950 Cesare Pavese scrisse la poesia “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”.

Ti dedico questa poesia, che ho amato tanto prima di conoscerti, dandole un senso un po’ fuori dalle interpretazioni canoniche e decisamente personale. Non pensare che con questa dedica io stia esternando tristezza, anzi: è l’esatto opposto. Voglio esprimere il desiderio di averti vicino fino a quel giorno. Vorrei tanto “scendere nel gorgo” guardando i tuoi meravigliosi occhi, caro Tesoro.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi,
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla

Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.”

Tante altre cose sono successe nella storia dell’umanità il ventuduesimo giorno del mese di marzo. Ma il fatto che mi importa più di tutti è che il 22 marzo del 1981 io e te, caro Tesoro, ci siamo scambiati il primo bacio. E ne sono felice.

Ti amo, “Luce”.

Musica: “I love you” di Sarah Mclachlan

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Facebook? Un buco nero supermassiccio

E’ opinione di alcuni che recentemente il più popolare social network dell’universo (e non solo) stia esagerando. Ed io sono d’accordo. Non passa giorno che non ci siano variazioni e novità. L’ultima mi è capitata qualche secondo fa ed è la richiesta di impostare Faccia di Libro come home page: che pretesa!

Facebook sta diventando un buco nero. Sta inglobando il web. Quel dannato WWW, citando Elio e le Storie Tese, fra poco tempo non esisterà più. Su Faccia di Libro si gioca, si chatta, si fa pubblicità, si vende, si tengono blog, si cercano informazioni, si comunica, si scrivono email, si twitta, si condividono foto, video e audio. Come se fosse un buco nero supermassiccio, piano piano ogni “faccenda” legata al web è attirata all’interno di Faccia di Libro. Professionalmente Faccia di Libro rimane una entità interessante da osservare; personalmente Faccia di Libro ha quasi passato il limite. Faccia di Libro mi ha stufato. Grazie al cielo ci sono tante persone che di Faccia di Libro non vogliono sentire nemmeno parlare e molte aziende ne proibiscono l’accesso ai propri dipendenti.

Forza! Torniamo a chattare sui canali IRC. Riappropriamoci dei nostri blog, del nostro anonimato. Ricordo bene quando passai ore spacciandomi per donna con un collega dell’ufficio accanto che, tutto gasato, mi disse di aver “cuccato” una in internet. Se non mi fossi rivelato, l’avrei fatto innamorare.

Ho espresso il mio pensiero: sarà che sono vecchio?

Artista del giorno: Frank Zappa con “Broken hearts are for assholes”

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Ciao pà!

Mi manchi. Ciao.

Colonna sonora: Summertime di George Gershwin (la suonavi spesso)

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E’ arrivata la primavera

“Meno male che non gli ho dato retta e non ho scoperto la mimosa”, qualcuno sostiene che abbia detto mia moglie. Qui a Ravenna è arrivata la primavera e in dote ha portato con sè una montagna di neve. Mai come in questi ultimi due anni ho visto tanta neve. La stessa cosa dicono i miei vicini di casa guardandomi male. Due inverni che vivo a Ravenna, due inverni con la neve.

Da Milano, dopo la nebbia e colui che scrive, è scappata anche la neve. La neve a Milano, che dopo sole due ore dalla sua caduta si ricopre di una patina nerastra. La neve a Milano, che nella via dove abitavo non la vanno a togliere e aspettano il disgelo. La neve a Milano, che al lavoro riuscivo ad arrivarci solo io perchè abitavo a cinque minuti di cammino e gli altri tutti a smadonnare sui vari mezzi di trasporto. La neve a Milano, che quei pochi che riuscivano ad arrivare al lavoro in automobile parcheggiavano e dopo passava lo spazzaneve e gli costruiva un muro di ghiaccio indaco e marrone attorno.

Qui? Qui non ci risulta.

Musica odierna. Le canzoni dell’appartamento di Morgan

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